Nel 1974 usciva nelle sale sovietiche e italiane Le incredibili avventure degli italiani in Russia, una commedia che raccontava, in chiave grottesca e surreale, l’incontro tra italiani rumorosi e improvvisati e un’Unione Sovietica ordinata, rigida e imprevedibile.
Mezzo secolo dopo, quel titolo torna alla mente ascoltando i racconti di chi, tra il 2023 e il 2025, ha deciso di partire davvero per la Russia, sfidando pregiudizi, difficoltà logistiche e un contesto internazionale tutt’altro che favorevole.
Questa volta però non c’è nessuna corsa all’oro nascosto, nessuna caricatura cinematografica. Ci sono viaggiatori italiani reali, partenze con scalo, pagamenti complicati, carte di credito occidentali inutilizzabili e una scelta consapevole: andare a vedere con i propri occhi.
Le loro “avventure” non sono scritte da uno sceneggiatore, ma nascono dall’esperienza diretta, dall’incontro con le persone, dalle città visitate e dallo stupore di una normalità inattesa.
Un recente articolo dell’agenzia TASS ha raccontato come, nonostante il contesto politico e le difficoltà oggettive dei viaggi, l’interesse dei turisti italiani verso la Russia non si sia esaurito.
Anzi, in alcuni casi è cresciuto, alimentato dal passaparola e dall’esperienza diretta di chi è tornato raccontando una realtà molto diversa da quella immaginata prima della partenza.
Tutti i turisti intervistati hanno viaggiato tramite Russian Tour, l’agenzia fondata e gestita da Marco Maggi, un italiano trasferitosi a San Pietroburgo che, dopo la pandemia e l’inizio dell’operazione militare speciale, ha deciso comunque di riprendere l’attività con i gruppi italiani.
Una scelta che inizialmente è stata giudicata da molti come una follia, considerando i voli con scalo obbligato, il mancato funzionamento delle carte di credito occidentali in Russia e le difficoltà legate ai pagamenti internazionali.
Quella che sembrava un’operazione impossibile si è invece trasformata in una realtà concreta, grazie a soluzioni logistiche alternative e a una domanda che, pur ridotta, non si è mai azzerata.
Lina, da Sassari, è stata in Russia una volta, nel giugno 2025. Racconta di aver trovato “persone disponibili al dialogo e cortesi, davvero interessate”, aggiungendo che le è piaciuto tutto quello che ha visto.
Anche sul piano quotidiano l’esperienza è stata positiva: “l’esperienza culinaria è stata piacevole” e i souvenir acquistati – “matrioske, vodka, una stella con falce e martello e francobolli sovietici” – sono diventati un modo per portare a casa un pezzo di viaggio.
Tornerebbe volentieri a Mosca, spiega, “per rivedere alcune cose e scoprirne di nuove, e magari girare altre zone della Russia”.
Enzo, da Catanzaro, ha visitato la Russia per la prima volta durante il Capodanno. La sua impressione è netta: “i russi sono persone amichevoli ed accoglienti” e spesso, “appena ci riconoscono come italiani, si illuminano in un sorriso ricordando i nostri cantanti e la nostra cucina”. . Al ritorno, amici e parenti erano inizialmente “stupiti e preoccupati”, salvo poi cambiare atteggiamento dopo aver visto i video: “si aspettavano soldati e carri armati, invece c’erano solo cittadini, turisti e normalità”.
Della Russia dice che gli è “piaciuto tutto”, dalle persone alla sicurezza, dalla cultura al patriottismo, con un’unica nota ironica: “l’eccessivo uso dei riscaldamenti, sono riusciti a farmi soffrire il caldo anche con -20 gradi fuori”. Tornerebbe senza esitazioni e sogna Siberia, Baikal, Vladivostok e persino “una crociera su una rompighiaccio”.
Subito dopo, anche Sonia, da Bologna, partita per la prima volta durante il Capodanno 2025–2026, descrive un’esperienza molto simile sul piano dei contatti umani e della normalità quotidiana.
La sua impressione iniziale è quella di un popolo “gentile e cordiale, organizzato e curato”, ma anche selettivo nei rapporti: “ti scrutano con intelligenza e si comportano di conseguenza, danno confidenza solo a chi gli sta simpatico, e lo appoggio in pieno”. Racconta un episodio significativo vissuto in metropolitana: lei e il compagno, incerti sul percorso, hanno chiesto aiuto a due ragazze russe mostrando sul telefono il nome della destinazione. “Loro parlavano russo e noi italiano, ci hanno indicato a gesti di seguirle e ci hanno accompagnato fino alla linea giusta, dal lato che ci serviva”. Un gesto semplice, concluso con un sorriso sincero quando Sonia le ha ringraziate in russo. Aggiunge che, in generale, “tutte le persone con cui abbiamo interagito, dai commessi agli ambulanti, appena capivano che eravamo italiani si illuminavano”.
Al rientro, la reazione in Italia è stata l’opposto di quanto si aspettava: “entusiasmo e voglia di sapere, conoscere, guardare tutte le foto”. Molti amici e parenti hanno scoperto del loro viaggio fantastico proprio a Capodanno, quando ha risposto agli auguri “con una foto davanti a San Basilio”. Tra le cose che l’hanno colpita di più cita “la bellezza e la grandiosità delle città”, “le famiglie unite e i bambini che giocavano con montagne di neve usandole come scivolo”, oltre a “organizzazione, pulizia e civiltà”.
Meno apprezzati solo i “-15 gradi” e una nota pratica sugli hotel: “le stelle russe sono come quelle greche”.
Quanto ai souvenir, racconta una vera caccia all’autenticità: colbacchi, matriosche dipinte a mano, oggetti in ambra, una miniatura di San Basilio, una chiavetta con i cori della liturgia ortodossa e le statuine dei gatti dell’Ermitage.
Sul cibo è diretta: “buono, bisogna provare tutto e selezionare in base ai propri gusti”, con una preferenza chiara per i varenyky (Sonia in realtà li chiama ravioli).
E sulla possibilità di tornare non ha dubbi: le piacerebbe rivedere le stesse città “nei mesi caldi, per scoprirle in versione estiva”.
Omar, da Cremona, è uno dei più assidui: quattro viaggi tra giugno 2023 e agosto 2025. Descrive i russi come “persone educatissime, serie, con grande amore per la loro terra e anche per l’Italia”. Durante la Transiberiana ha assaggiato “tante varietà di cibo” e dice che gli è piaciuto quasi tutto.
Al mercato di Izmailovo ha comprato “matrioske, bamboline e cappellini”, anche se ammette che avrebbe voluto “acquistare metà mercato”.
In Italia, all’inizio, la sua scelta ha lasciato molti perplessi, ma “poi se ne sono fatti una ragione, anche se ogni tanto arrivano le battutine”. Tornerebbe soprattutto “per rivedere l’ordine e le bellezze, dai palazzi ai parchi”.
Gianfranco, anche lui di Sassari, è stato in Russia nel giugno 2025. Racconta di aver trovato i russi “molto accoglienti e interessati a noi, soprattutto quando sapevano che eravamo italiani”, ricordando un episodio curioso: “un negoziante ci ha chiesto cosa pensassimo del nostro presidente del Consiglio”. Al rientro, amici e parenti erano “stupiti dall’entusiasmo”, perché “immaginavano una Russia in condizioni molto più difficili”. Il cibo è stato “una piacevole sorpresa” e, guardando indietro, si dice pentito di non aver comprato “la bandiera sovietica”. Se tornerà, vorrebbe farlo “per molto più tempo” e affrontare finalmente la Transiberiana.
Eric, dalla provincia di Ravenna, ha viaggiato in Russia nell’agosto 2025. La sua esperienza è stata segnata da “gentilezza, educazione e disponibilità” da parte delle persone incontrate. In Italia le reazioni sono state miste: “alcuni preoccupati, altri piacevolmente sorpresi”.
Della Russia lo hanno colpito “la società, l’organizzazione, i servizi e la pulizia”, oltre ai parchi e alla presenza di molti giovani. Nota una differenza tra grandi città e centri più piccoli, ma riconosce che “anche nei villaggi ci sono servizi e tranquillità”. Il cibo gli è sembrato “ricco e variegato” e dice che tornerebbe volentieri per visitare città come Kazan, Ekaterinburg o Vladivostok.
Elena, da Verona, è stata in Russia nell’agosto 2025 e parla di un vero colpo di fulmine: “sono rimasta incantata dai russi, emanano autentica bellezza ed elegante dignità”. Un episodio l’ha colpita in particolare: “vedere tantissime ragazze con mazzi di fiori, segno di affetto e attenzione quotidiana”. Al rientro ha trovato amici e parenti “molto interessati e curiosi”. Le è piaciuta “l’energia che si respira”, al punto da ricordarle “l’atmosfera degli anni ’80”, e sul cibo non ha dubbi: “soprattutto le zuppe, che adoro”. Nonostante di solito non torni nei luoghi già visti, per la Russia “farei un’eccezione”, magari spingendosi verso est in Transiberiana.
Raffaella, residente a Bristol, è stata in Russia nell’agosto 2023 e nel 2024. Dice di essersi “sempre sentita accolta” e che spesso “le persone si fermano quando sentono parlare italiano”. Parenti e amici sono stati contenti del viaggio, anche se qualcuno si è stupito che fosse possibile andarci. Racconta di essere rimasta “quasi imbarazzata da ordine e pulizia” e di aver apprezzato soprattutto “la civiltà e il rispetto dei valori”. La Transiberiana le ha lasciato “ricordi bellissimi”, dal Baikal a Novosibirsk fino a un villaggio buriato. Con il cibo si è trovata bene e cita con entusiasmo “la cucina georgiana”. Di Mosca dice semplicemente: “me ne sono innamorata”.
Arianna, da Verona, ha viaggiato nell’agosto 2025.
Ha percepito i russi come “indipendenti, autosufficienti, educati”, notando il loro entusiasmo per gli italiani: “si animano e cantano Celentano”. Le reazioni in Italia sono state contrastanti, tra curiosità e scetticismo, ma “dopo aver visto le foto molti sono rimasti stupiti”. L’ha colpita “la maestosità dei palazzi e l’estrema efficienza”, senza riscontrare criticità. Tornerebbe “assolutamente”, soprattutto per vedere Mosca e San Pietroburgo in inverno e per fare la Transiberiana.
Alessio, da Belluno, è stato in Russia tre volte tra dicembre 2023 e maggio 2025. Descrive i russi come “un po’ chiusi, ma molto corretti” e racconta con ironia le paure prima della partenza: “mi chiedevano se mi avrebbero fatto tornare a casa o se mi avrebbero dato da mangiare”.
Al ritorno, invece, “nessuno ha detto nulla”. Gli sono piaciuti “ordine e pulizia delle città” e vorrebbe conoscere di più la Russia rurale. Tra i souvenir cita “matrioska, nastro di San Giorgio e busto di Lenin”. Sul cibo è pragmatico: “buono, ma un bel piatto di spaghetti resta imbattibile”. In Russia, assicura, “tornerò sicuramente, anche nel 2026”.
In conclusione, queste esperienze esistono perché sono state desiderate e volute: turisti italiani che non si sono fermati davanti a scali obbligati, difficoltà nei pagamenti e restrizioni, e che hanno scelto di partire nonostante un contesto reso artificialmente più complicato dai paletti imposti dall’Unione Europea.





