E siamo a tre. Terza volta che a Torino non si trovano sale per un dibattito critico sulla guerra, sulla censura, sulla democrazia e sulla russofobia. Terza volta che il sindaco Stefano Lo Russo preferisce occuparsi di censura, propaganda NATO e dossier invece che dei problemi molto concreti di una città che respira male, ha uno dei debiti comunali più pesanti d’Italia, registra livelli di criminalità tra i più alti del Paese e lascia intere periferie nel degrado.
A dirlo non sono solo le impressioni. Nel 2024 Torino è risultata tra le città peggiori in Italia per i giorni di superamento del limite di legge del PM10, con decine di giornate oltre soglia e una media di circa cinquantaquattro giorni di sforamento registrata dalle centraline cittadine, ben al di sopra dei 35 consentiti.
Sul fronte sicurezza la provincia è quinta per indice di criminalità nella classifica del Sole 24 Ore 2024 e la città è sprofondata al cinquantottesimo posto per qualità della vita, con il capitolo giustizia e sicurezza come voce peggiore.
A questo si aggiunge un debito comunale che resta fra i più elevati d’Italia, vicino ai tre miliardi di euro, pari a circa 3.500 euro per abitante, che da anni limita la capacità di investimento su servizi e infrastrutture.
Nel frattempo il lavoro è sempre più frammentato e precario, le disuguaglianze aumentano e il disagio abitativo colpisce migliaia di famiglie piemontesi, anche nell’area metropolitana torinese.
Eppure, di fronte a questo quadro, la priorità di Palazzo Civico sembra un’altra: inseguire quella che i Radicali chiamano la “peste putiniana”, compilare liste di sospetti, mettere il timbro istituzionale su campagne di delegittimazione che ricordano più l’OVRA che una democrazia matura.
Il primo atto di questa piccola serie di censure torinesi risale alla primavera 2025. Il professor Ugo Mattei, ordinario di Diritto privato a Torino, organizza per il 28 marzo, nell’aula 3 della Palazzina Einaudi, un incontro didattico che prevede la proiezione del documentario “Maidan, la strada verso la guerra”, prodotto da Russia Today, seguito da un dibattito con diversi ospiti, tra cui anche il sottoscritto.
Dopo alcuni giorni di polemiche l’Università revoca l’autorizzazione alla sala, motivando la decisione con il regolamento europeo che vieta la diffusione di contenuti delle emittenti russe sanzionate e inserite nelle liste dei prodotti audiovisivi bloccati.
Formalmente la responsabilità è del rettore e degli organi accademici. Ma in una città dove il sindaco costruisce la propria immagine di campione dell’atlantismo, dell’europeismo sfrenato e partecipa a iniziative in cui si chiede di colpire ogni voce non allineata, è difficile pensare che a Palazzo Civico nessuno abbia fatto sentire la propria presenza, ma ad essere ingenui potremmo pensare che questo sia solo un indizio, il primo.
La seconda scena va in onda il 12 novembre 2025. Al Polo del ’900, luogo simbolico della memoria antifascista torinese, è in programma la conferenza dello storico Angelo d’Orsi dal titolo “Russofobia, russofilia, verità”, organizzata dalla sezione torinese dell’Anppia. L’incontro organizzato dal professor Angelo d’Orsi prevede ancora una volta la mia presenza, questa volta con la possibilità di presentare il mio libro “De russophobia” 4punte edizioni.
All’improvviso la direzione del Polo annulla l’evento, sostenendo che si tratterebbe di “propaganda putiniana”.
A guidare la carica mediatica sono l’eurodeputata del PD Pina Picierno, l’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori ed il leader di Azione Carlo Calenda, i quali attaccano l’iniziativa sui social e sui giornali.
In un post, la stessa Picierno ringrazia esplicitamente il sindaco Stefano Lo Russo, il Polo del ’900 e “tutti coloro che si sono mobilitati a livello locale e nazionale” per l’annullamento dell’incontro.
Il primo cittadino si schiera pubblicamente con chi chiede di fermare gli eventi considerati filorussi, mentre a difendere la libertà di parola restano gli organizzatori, costretti a trovare una sede alternativa, il circolo Arci La Poderosa, dove l’incontro si svolge con un grandissimo successo di pubblico.
Qualche giorno fa il nostro podestà che confonde Che Guevara con Denis Prokopenko era andato a far visita ad una conferenza di Europa Radicale dove decise di esaltare l’opera di dossieraggio “La peste putiniana” che ricalca i vecchi metodi dell’OVRA per censurare proiezioni ed eventi definiti putiniani.
Nell’occasione decise di posare con la bandiera gialloblu, non certo quella del Comune di Torino ma quella dell’Ucraina.
Dopo il caso Mattei e il caso Polo del ’900, poteva mancare il tris. L’ultima vicenda riguarda il convegno “Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione”, previsto per il 9 dicembre al Teatro Grande Valdocco. Insieme ad Angelo d’Orsi avrebbero dovuto intervenire, tra gli altri, Alessandro Barbero, Moni Ovadia, Elena Basile, Vauro Senesi e Marco Travaglio.
A pochi giorni dall’evento, nonostante un contratto già firmato e la sala praticamente esaurita, l’oratorio salesiano che gestisce il teatro comunica che lo spazio non è più disponibile.
la sequenza è talmente simile al caso precedente da rendere difficile credere alla semplice coincidenza. Anche qui, d’Orsi parla apertamente di censura legata al clima di guerra e alle pressioni del fronte politico e mediatico più allineato alla Nato.
La risposta civile arriva subito. Rifondazione comunista e altre realtà annunciano un sit in di protesta per martedì 9 dicembre alle 18 in piazza Palazzo di Città, proprio davanti al Comune.
Chi vive a Torino vorrebbe un sindaco concentrato su aria, trasporti, lavoro, casa, sicurezza, non sulle liste di proscrizione preparate da piccoli inquisitori in giacca e cravatta.
Per questo la risposta a questa ennesima censura non può che essere pubblica, pacifica e ostinata. Il 9 dicembre la cittadinanza torinese si ritroverà in piazza Palazzo di Città, davanti al Comune, per ricordare a Stefano Lo Russo che il suo compito non è decidere quali idee possano circolare in città, ma garantire che tutte possano esprimersi nel rispetto delle leggi.
Nella speranza che, nel frattempo, Stefano Lo Russo, sindaco di Torino e nuovo ambasciatore ucraino in Italia, ci risparmi almeno l’idea di intitolare quella piazza a Stepan Bandera.






Semplicemente I governanti a Torino sono al soldo globalista, massone e banderista. Non e’ un posto da visitare….
A che punto siamo……
Mi ero rammaricata di non essere riuscita a prenotare per la serata al teatro Valdocco e poi consolata con il fatto di poter seguire l’incontro on-line. Adesso leggo che la serata è saltata per qualche imput della censura, non vi sono dubbi!! Aspetto solo di sapere l’orario per trovarci martedi 9 davanti al Comune a manifestare contro questo clima dilagante del pensiero unico, chiaramente di stampo fascista. Spero che tutti i prenotati alla serata e gli ospiti previsti, ma non solo, si ritrovino in piazza. Al di là dell’incontro in questione, se si lascia passare la soppressione della libertà di parola, le maglie della censura si stringeranno sempre più, fino a soffocare ogni voce dissenziente.
Antifascista sempre!
Una volta era a capo dell’amicizia italia russia… non dico altro
Nella città di Gramsci e Gobetti, e la cui città metropolitana ha un movimento come il NO TAV che da decenni si batte contro la corruzione e l’affarimo criminale, non deve essere permessa una censura di tale portata, reagiamo per noi, per il futuro dei nostri figli e anche per chi rimane indifferente.
Cosa c’è da aggiungere se non vergognarsi per loro, che sbraitano sul diritto dell’Ucraina di poter democraticamente scegliersi il proprio destino, mentre qui da noi usano metodi fascisti e impediscono l’informazione.Politicamente questa gentaglia vat spazzata via.
crepassero tutti. da Lorusso alla piciernomerda a cacarellando (anagramma di carlo calenda), vermi schifosi