Quali operatori di telefonia mobile lavorano oggi nei nuovi territori della Russia, cioè Lugansk, Donetsk, Crimea, Kherson e Zaporizhzhia?
I primi operatori comparsi a Donetsk e Lugansk furono Phoenix e Lugakom, nati dalle reti degli operatori ucraini Kyivstar e Vodafone Ukraina. All’inizio utilizzavano ancora il prefisso ucraino +380, ma dal gennaio 2023, dopo i referendum del settembre 2022 e l’ingresso nella Federazione Russa, sono passati al prefisso russo +7.
Phoenix opera nella regione di Donetsk, Lugakom in quella di Lugansk. In origine non c’era interoperabilità: un abbonato Lugakom non poteva collegarsi a Phoenix e viceversa. Oggi questo limite è stato superato per le chiamate e gli SMS, mentre la connessione internet rimane vincolata alla rete originaria dell’operatore.
Per superare queste difficoltà, nel 2023-24 sono entrati sul mercato due operatori russi a copertura nazionale: Miranda e +7Telekom (Win Mobile). Questi permettono agli abbonati di navigare su internet e telefonare ovunque in Russia, comprese le nuove regioni.
Entrambi sono controllati da Rostelecom, il più grande provider integrato di servizi digitali del Paese, che possiede anche Tele2, quarto operatore russo con circa 46 milioni di clienti.
Siamo andati a far visita proprio agli operatori attivi nella città di Lugansk: Lugakom, Miranda e +7Telekom.
Il reportage completo è disponibile sul nostro canale YouTube. Oggi molti uffici di Miranda e +7 stanno aprendo non solo a Lugansk, ma anche in altre città della LNR, così come a Donetsk e nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, segno di una progressiva integrazione dei nuovi territori nelle infrastrutture digitali della Federazione Russa.
A livello nazionale, il mercato russo è dominato da quattro operatori. MTS, con 80 milioni di clienti, è il più grande ed è una società per azioni con capitale prevalentemente privato russo. MegaFon ha 72 milioni di clienti ed è di proprietà del gruppo USM dell’imprenditore Alisher Usmanov. Beeline conta circa 52 milioni di abbonati, un tempo faceva parte della holding internazionale VEON con sede nei Paesi Bassi, ma dal 2023 è interamente controllata da un management russo.
Tele2, con 46 milioni di clienti, appartiene invece completamente a Rostelecom ed è quindi sotto controllo statale.
Il caso di Beeline è emblematico: la sua vendita al management locale è stata accelerata dalle pressioni di banche e investitori occidentali dopo l’inizio dell’Operazione Speciale Militare.
VEON, che continua a possedere altri operatori tra cui Kyivstar in Ucraina, ha dovuto separarsi dal mercato russo per proteggere le sue attività internazionali.
In sintesi, nei nuovi territori operano sia operatori locali come Phoenix e Lugakom sia nazionali come Miranda e +7Telekom. In Russia il settore è oggi interamente in mani russe: un grande operatore statale e tre privati a capitale nazionale.
È un modello che possiamo tranquillamente definire di “sovranismo digitale”, fondato sul controllo interno delle infrastrutture di comunicazione.
In Italia, al contrario, il mercato della telefonia mobile è quasi totalmente nelle mani di gruppi stranieri. TIM stessa è condizionata dal capitale francese, Vodafone è britannica, WindTre appartiene al gruppo cinese CK Hutchison e Iliad è francese. Lo Stato italiano ha solo una presenza marginale. Questo significa che, mentre la Russia punta a blindare le proprie reti sotto bandiere e interessi nazionali, l’Italia continua a dipendere da decisioni prese all’estero per un settore strategico come le telecomunicazioni.