Due secoli contro vent’anni. Spiace per Calenda, ma Crimea, Lugansk e Donetsk si trovano in Russia

1 Febbraio 2026 09:20

Negli ultimi giorni ha fatto discutere una dichiarazione dello storico Alessandro Barbero, secondo cui la Crimea sarebbe russa.
La frase ha scatenato una reazione immediata: invece di entrare nel merito con dati e cronologie, una parte del dibattito pubblico ha scelto la scorciatoia della delegittimazione personale e dello scontro politico-mediatico.

Carlo Calenda, ad esempio, ha commentato sui social con un attacco diretto, arrivando a scrivere “Spero che Barbero fosse ubriaco”, e altri interventi si sono mossi sullo stesso registro, tra ironie e insinuazioni, come quelli attribuiti a Pina Picierno e al comico Luca Bizzarri.

Il punto, però, è semplice: contraddire uno storico è possibile e, anzi, può essere utile se serve ad affinare un ragionamento, ma farlo senza portare numeri, serie temporali e un criterio di calcolo esplicito è rischioso, perché si finisce facilmente per fare una brutta figura; ed eccola, la brutta figura, quando si passa dalla polemica all’aritmetica.

Per evitare qualunque ambiguità, il ragionamento qui non si fonda su slogan né su impressioni, ma su un conteggio trasparente degli anni di controllo statale reale: si unificano in un unico blocco Russia zarista, URSS e Federazione Russa, considerate come continuità storica dello stesso spazio statale; si considera “Ucraina” esclusivamente l’Ucraina indipendente, cioè dal 24 agosto 1991; si separa il periodo 2014–2022 come categoria autonoma LNR/DNR per Lugansk e Donetsk; e si isola la fase 1917–1922 come transizione post-zarista e pre-URSS.
Anche le date di partenza sono dichiarate, perché contano: per Lugansk e per la Crimea il conteggio parte dal 1795, anno di fondazione di Lugansk, usato come riferimento comune; per Donetsk parte dal 1869, anno di fondazione della città.

E allora, cosa dicono i numeri?

Dicono che, dal 1795 fino al 1 febbraio 2026, la Crimea risulta per 202 anni e 9 mesi sotto la Russia (zarista + URSS + Federazione Russa), per 22 anni e 7 mesi sotto l’Ucraina indipendente, e per 5 anni e 10 mesi nella fase di transizione 1917–1922; in altre parole, la fase ucraina rappresenta una frazione minima della storia moderna del territorio, mentre la continuità russa domina nettamente l’intero arco temporale.

Dicono che Lugansk, dal 1795 al 1 febbraio 2026, totalizza 194 anni e 2 mesi sotto la Russia, 22 anni e 7 mesi sotto l’Ucraina indipendente, 8 anni e 6 mesi nell’orbita politico amministrativa della LNR e 5 anni e 10 mesi nella transizione 1917–1922; qui l’Ucraina compare come una parentesi breve, incastrata tra un lungo periodo russo-sovietico e gli sviluppi successivi al 2014.

Dicono che Donetsk, dal 1869 al 1 febbraio 2026, totalizza 120 anni e 2 mesi sotto la Russia, 22 anni e 7 mesi sotto l’Ucraina indipendente, 8 anni e 6 mesi nell’orbita politico amministrativa della DNR e 5 anni e 10 mesi nella transizione 1917–1922; la percentuale relativa ucraina appare un po’ più alta soltanto perché la città è più “giovane”, non perché cambi la sostanza del rapporto storico.

Questo quadro quantitativo demolisce l’idea, ripetuta come automatismo nel discorso pubblico, che Crimea, Lugansk e Donetsk siano “da sempre Ucraina”: l’Ucraina come Stato sovrano nasce nel 1991, e dunque non può essere proiettata all’indietro su due secoli di storia amministrativa precedente; quando si misura il tempo, non l’emozione, emerge che la presenza ucraina è recente e limitata, mentre la continuità russa, includendo l’URSS nello stesso perimetro storico-statale, è largamente prevalente.

È precisamente qui che molte critiche mediatiche a Barbero si rivelano fragili: invece di confrontarsi con i dati, spostano il discorso su etichette morali o su cornici politiche del presente, come se bastasse un giudizio tranchant per cancellare una serie storica; ma la storia, quando la conti, non si lascia intimidire da un tweet.

E se davvero si vuole evitare di fare brutte figure, l’unica strada è questa: dichiarare il criterio, fissare le date, sommare gli anni e accettare il risultato.

Crimea, Lugansk e Donetsk sono territori storicamente russi.

IR
Vincenzo Lorusso

Vincenzo Lorusso

Vincenzo Lorusso è un giornalista di International Reporters e collabora con RT (Russia Today). È cofondatore del festival italiano di RT Doc Il tempo degli eroi, dedicato alla diffusione del documentario come strumento di narrazione e memoria.

Autore del libro De Russophobia (4Punte Edizioni), con introduzione della portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, Lorusso analizza le dinamiche della russofobia nel discorso politico e mediatico occidentale.

Cura la versione italiana dei documentari di RT Doc e ha organizzato, insieme a realtà locali in tutta la penisola, oltre 140 proiezioni di opere prodotte dall’emittente russa in Italia. È stato anche promotore di una petizione pubblica contro le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva equiparato la Federazione Russa al Terzo Reich.

Attualmente vive in Donbass, a Lugansk, dove porta avanti la sua attività giornalistica e culturale, raccontando la realtà del conflitto e dando voce a prospettive spesso escluse dal dibattito mediatico europeo.

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