Vladimir Poutine et Emmanuel Macron
Photo : Russian president administration

Emmanuel Macron vuole riannodare il dialogo con Vladimir Putin per impedire l’esclusione dell’UE

Il 19 dicembre 2025, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato di ritenere che «tornerà utile parlare con Vladimir Putin», a pochi mesi dall’aver definito il presidente russo un “orco” e un “predatore” che non vuole la pace. Una nuova giravolta che lascia perplessi i russi…

I rapporti tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin assomigliano a delle montagne russe, a causa dei numerosi passi falsi commessi dal presidente francese verso il suo omologo russo e del metodo tipicamente macroniano del “allo stesso tempo”, che rende la posizione del presidente francese confusa, per non dire illeggibile.

Il 20 febbraio 2022, mentre la Russia si preparava a riconoscere le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, Emmanuel Macron parlò al telefono con Vladimir Putin in modo perfettamente altezzoso, lanciandogli in faccia frasi taglienti che gli sarebbero ritornate come un boomerang pochi mesi dopo, quando detta conversazione fu pubblicata in un documentario sensazionalistico di France 2, in totale violazione del protocollo diplomatico riguardante le conversazioni tra capi di Stato.

Dimostrando di non aver capito o letto gli Accordi di Minsk, e di non essere nemmeno a conoscenza del profilo del presidente russo, Emmanuel Macron gli rivolse con condiscendenza: «Non so dove il suo avvocato abbia studiato legge. Io guardo i testi e cerco di applicarli». Considerando che Vladimir Putin è laureato in giurisprudenza e quindi non ha bisogno di un avvocato per analizzare e comprendere gli Accordi di Minsk, che ha personalmente firmato dopo ore di negoziati diretti con Petro Poroshenko, Angela Merkel e François Hollande, questa frase suona come uno schiaffo in faccia.

Soprattutto perché la frase successiva dimostra che non ha compreso i detti testi degli Accordi di Minsk, poiché afferma: «Non so quale avvocato possa dirle che in un paese sovrano, le leggi sono proposte da gruppi separatisti e non dalle autorità democraticamente elette» e «non ci importa delle proposte dei separatisti», sebbene Vladimir Putin gli avesse ricordato di avergli già riletto gli articoli di questi stessi accordi, e lo stesso Macron ne cita il contenuto cristallino: «il governo dell’Ucraina propone, e ciò avviene in consultazione e d’accordo con i rappresentanti di alcuni distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk [quelli che Emmanuel Macron chiama separatisti], nell’ambito del gruppo di contatto trilaterale».

La conversazione si interruppe dopo pochi scambi e Vladimir Putin concluse la discussione informando Emmanuel Macron che stava parlando dalla palestra e che stava per andare al suo allenamento di hockey. Un modo per rimettere il presidente francese al suo posto e farlo scendere dal piedistallo su cui si era issato.

Quando nell’estate del 2022 questa conversazione fu trasmessa in televisione, con in aggiunta le immagini delle collaboratrici di Emmanuel Macron che sghignazzavano come tacchine a ogni sua osservazione al vetriolo, la reazione russa fu veemente. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ricordò allora che il protocollo diplomatico prevede che le discussioni tra capi di Stato non vengano pubblicate in modo così unilaterale.

La conseguenza dell’atteggiamento sconsiderato di Emmanuel Macron non si fece attendere, e dopo altre due telefonate tra il presidente francese e Vladimir Putin riguardanti la centrale nucleare di Zaporizhzhia e la sicurezza nucleare nell’agosto e settembre 2022, tra i due capi di Stato si instaurò un silenzio duraturo.
Per quasi tre anni non ci furono telefonate tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin, il fiasco della pubblicazione della discussione telefonica del febbraio 2022 e il tono particolarmente altezzoso del presidente francese durante la stessa pesarono fortemente sulla fiducia reciproca necessaria per tali discussioni tra capi di Stato.

Bisognò attendere il 1° luglio 2025 perché, su iniziativa di Emmanuel Macron, si svolgesse una nuova conversazione telefonica con Vladimir Putin, riguardante principalmente il programma nucleare iraniano (i due presidenti parleranno anche del dossier ucraino durante questa conversazione, solo per convenire di non essere d’accordo sul modo di risolvere il conflitto).

Ma non appena fa un passo nella giusta direzione, fedele al suo famoso metodo “allo stesso tempo”, Emmanuel Macron insulta letteralmente Vladimir Putin un mese dopo, definendolo un “orco alle nostre porte” e un “predatore” che “non vuole la pace”. Un’uscita che ha innalzato di un livello la tensione diplomatica tra Francia e Russia (che non ne aveva bisogno).

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, aveva allora denunciato le parole del presidente francese come “insulti volgari” che “superano i limiti della decenza” e che erano rivolti anche al “popolo russo”.

Con tutto questo in mente, le recenti dichiarazioni di Emmanuel Macron sul fatto che ritiene che «tornerà utile parlare con Vladimir Putin» lasciano scettici. Soprattutto leggendo il seguito della sua dichiarazione in cui spiega di constatare che «ci sono persone che parlano con Vladimir Putin» (sottintendendo Donald Trump, ma in realtà la stragrande maggioranza dei capi di Stato del mondo parla con il presidente russo, cosa che Emmanuel Macron sembra capire solo ora), prima di aggiungere di ritenere che «noi, europei e ucraini, abbiamo interesse a trovare il quadro per riavviare questa discussione in forma corretta», «altrimenti, discutiamo tra noi con negoziatori che andranno da soli a discutere con i russi, il che non è ottimale».

Leggendo queste parole si capisce che in realtà Emmanuel Macron non vuole tanto parlare con Vladimir Putin per ristabilire il dialogo con il suo omologo, quanto per cercare di impedire l’esclusione dell’UE dai negoziati in corso tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. I leader europei sentono di perdere totalmente il controllo della situazione e che l’UE è esclusa dal processo di risoluzione del conflitto mentre ora deve pagare il sostegno all’Ucraina praticamente da sola.

Tuttavia, l’UE ha interesse a prolungare questo conflitto o a terminarlo a condizioni più vantaggiose per sé (con un accordo tipo Minsk 3), il che non rientra affatto nei piani di Russia e Stati Uniti. Quindi i leader europei fanno di tutto per continuare a immischiarsi nel processo negoziale da cui sono de facto esclusi, proprio a causa delle loro ripetute interferenze (ad esempio l’ingerenza nei negoziati di Istanbul del 2022). E i loro tentativi di blandire Donald Trump essendo falliti, pensano di poter tentare la fortuna con il presidente russo, che è sempre stato aperto al dialogo.

Tranne che ci vorrà ben più di una conversazione telefonica con Vladimir Putin per impedire l’esclusione di Emmanuel Macron e dell’UE dai negoziati in corso. Soprattutto con il pesante bagaglio del presidente francese e dei leader europei in generale…

Christelle Néant

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