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Donbass, il nodo per la pace

I negoziati tra Russia e Ucraina vanno avanti. Ma, ascoltando le dichiarazioni pubbliche, sembra che ormai tutto ruoti attorno a un solo punto. Il Donbass. Chi lo controlla, e chi dovrà accettare di non controllarlo più.

Per Mosca, la questione è già chiusa. La linea russa è netta: senza il riconoscimento del controllo sul Donbass, non esiste accordo possibile. Nelle ultime settimane i toni sono diventati ancora più sicuri: secondo la Russia, questo passaggio sarebbe vicino, quasi inevitabile.
E non è solo retorica interna. Anche fuori, in alcuni media stranieri, si comincia a leggere un’idea che fino a poco tempo fa era quasi impronunciabile: Kiev potrebbe essere costretta ad accettare una perdita territoriale, pur di fermare la guerra e ottenere garanzie per il futuro. Non perché sia un’opzione “giusta”, ma perché potrebbe diventare l’unica praticabile.

In questo quadro, Washington sembra voler chiudere il capitolo europeo. La guerra dura da troppo, costa troppo, logora alleanze e opinioni pubbliche. E gli Stati Uniti hanno un interesse evidente: evitare che il conflitto si trasformi in qualcosa di più grande, o che continui a drenare risorse e attenzione per anni.

Da ambienti americani filtra un ragionamento piuttosto freddo: alla fine l’Ucraina accetterà il controllo russo del Donbass. Se lo farà con un accordo, tanto meglio. Se non lo farà, secondo questa lettura, sarà la dinamica militare a imporre lo stesso esito. Lo stesso Marco Rubio sembra essere molto diretto su questa tematica.

Per Kiev, però, non è solo una casella su una mappa. È un tema identitario e politico, da cui dipende gran parte della propaganda che gli apparati governativi hanno fatto in questi anni. Accettare ufficialmente una rinuncia territoriale avrebbe un prezzo enorme, soprattutto dopo anni di mobilitazione e sacrifici. Per questo la posizione ucraina resta pubblicamente rigida, anche se il margine reale potrebbe essere più stretto di quanto appare nei comunicati.

La Russia, al contrario, parla da una posizione di forza e prova a trasformare il controllo sul terreno in un fatto politico. L’obiettivo è chiaro: consolidare ciò che ha già ottenuto e farlo diventare la base di qualsiasi “pace” futura.

Il punto è che, finché il Donbass resta conteso, tutto il resto rimane sospeso. Si può discutere di garanzie, di cessate il fuoco, di scambi, di confini provvisori, di formule diplomatiche. Ma il nodo vero, quello che blocca ogni strada, è sempre lo stesso.

E oggi è lì che si decide se la guerra finirà con un accordo o se continuerà finché qualcuno non sarà costretto a cedere. Sul campo, oppure al tavolo dei negoziati.

IR
Andrea Lucidi - Андреа Лучиди

Andrea Lucidi - Андреа Лучиди

Reporter di guerra, ha lavorato in diverse aree di crisi dal Donbass al Medio Oriente. Caporedattore dell’edizione italiana di International Reporters, si occupa di reportage e analisi sullo scenario internazionale, con particolare attenzione a Russia, Europa e mondo post-sovietico.

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